La luna e i falo'

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti
Cesare Pavese 1949



sabato 2 marzo 2013

Arrivo a Castel del Monte

Da Villa Santa Lucia degli Abruzzi la strada sale per una decina di chilometri verso Castel del Monte attraversando un paesaggio di boschi e di colli. Sulla destra la montagna di eleva rapidamente, coperta da boscaglia. A sinistra i colli sono più dolcemente arrotondati, anch'essi coperti di boschi. A tratti appare davanti lo sperone roccioso di monte Bolza, già visibile molto più in basso, dalla strada che attraversa la valle del Tirino. Tra i due paesi l'unico edificio è quello di un'azienda zootecnica, nessun altra abitazione. La strada, con decine di curve, è sempre in salita, a volte più decisa, con qualche stretto tornante. Castel del Monte, fino ad allora sempre nascosto, appare all'improvviso dopo un'ampio giro attorno ad un ennesimo colle. Il paese si presenta in modo perentorio, stagliandosi imperioso, quasi gonfiando il petto: sorprende il viaggiatore.
Arrivando dalla strada provinciale che sale da Barisciano invece il paese appare da lontano. Dopo aver attraversato in tutta la sua estensione l'abitato di Calascio, si sale con una curva fino ad uno spiazzo, sorta di modesto valico montano. Sulla sinistra inizia la strada che si inerpica verso le rocca sovrastante. La provinciale continua verso destra, scendendo brevemente nella valle, il cosiddetto «campo» ngàmbë. Castel del Monte si mostra e si espone. Nella parte più bassa dell'abitato la chiesa della Madonna del Suffragio dispiega la sua vela quadrata. Le sue finestre ovali e il grande portale appaiono come un viso di persona che esprima sorpresa o stupore di fronte a chissà quale evento. 
Ad occidente, poco distante ma ben isolato è il cimitero: le nostre radici come lo precisa la lapide posta dall'amministrazione comunale qualche anno fa. Le tombe sono in discesa, rivolte verso la valle. Nella parte più bassa, l'edificio dei loculi chiude il lato meridionale del luogo. A fianco del vecchio cimitero è ora una sorta di palazzina dallo stile alquanto moderno, costruita per accogliere i nuovi ospiti. Un bel balcone si apre al primo piano sul panorama sottostante.

Prima di salire fin quassù la strada attraversa, quasi pianeggiante la piana di San Marco, luogo di antichi insediamenti e di cruente battaglie. Da qui il paese sembra incastonato a mezza costa, il colle su cui è posato si confonde con la serra di monti che sta alle sue spalle. 
Chi ritorna dopo una lunga assenza ha il tempo di familiarizzarsi con il profilo delle case di pietra, sovrastate dalla torre, un tempo di guardia, oggi campanaria (piuttosto, tornerà ad esserlo quando si ripareranno i danni del terremoto del 2009). Per i castellani, partiti, per amore o per forza, ai quattro angoli del mondo, svoltare l'ultima curva di Calascio è sempre un momento particolare. Momento in cui non si ancora arrivati, la meta, di cui tanto si è parlato e a cui si è tanto pensato durante il viaggio, appare infine, ancora lontana ma concreta. Per sei chilometri ci si proietta mentalmente in quella cartolina che però è ben reale. Cosa si farà appena arrivati?, Chi si incontrerà?, Fa freddo? (spesso), Fa caldo? Chissà che cosa è cambiato? Chissà chi è già tornato?

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