La luna e i falo'

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti
Cesare Pavese 1949



mercoledì 18 marzo 2015

Edgard Lee Masters: Antologia di Spoon River

Ci sono dei libri che non lasciano indifferenti. Nel bene o nel male, colpiscono il lettore, affascinano o irritano, senza mezze misure. È forse il caso dell'Antologia di Spoon River. Per alcuni capolavoro della letteratura americana, la cui poesia è seconda solo a quella di Walt Withman, per altri libro per adolescenti, dallo schema troppo banale e dai temi sempliciotti.
E si discute anche sull'implicito contenuto ideologico dell'opera. Messaggio rivoluzionario che attacca il perbenismo della società borghese oppure sguardo paternalista sulle classi più povere legate ad un destino scritto dal determinismo sociale?
Edgard Lee Masters è l'autore di molti libri: romanzi, drammi teatrali, raccolte di poesie. Oggi però lo scrittore americano è ricordato per una sola opera: L'Antologia di Spoon River.
Nel cimitero di un villaggio immaginario, lungo la riva del fiume Spoon, gli epitaffi sulle tombe raccontano nella sua essenza la vita e le vicissitudini di coloro che furono gli abitanti del paese e che si ritrovano ora, uno accanto all'altro sotto un palmo di terra sulla collina.
Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom, e Charley,
il debole di volontà, il forte di braccia e il buffone,
l'ubriacone, l'attaccabrighe?
Tutti, tutti dormono sulla collina.
Uno morì di febbre,
uno bruciato in miniera,
uno ucciso in una rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte mentre faticava per moglie e figli
tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.
Sembra, un pizzico di leggenda serve sempre, che l'idea della poesia funeraria fosse venuta a Masters dalla lettura, nel 1911 dell'Antologia Palatina suggeritagli da William Marion Reedy, direttore di un giornale di Saint Louis a cui Masters collaborava. Tre anni dopo, rievocando, in un incontro con la madre, le persone conosciute in infanzia, quando la famiglia viveva a Lewistown e a Petersburg nell'Illinois, ebbe l'ispirazione per la scrittura dei primi epitaffi, pubblicati dallo stesso Reedy sul suo giornale e firmati da Masters con uno pseudonimo.
Il successo fu immediato e convinse lo scrittore ad ampliare il suo lavoro che uscì poi in volume nel 1915 con 244 epitaffi più l'introduzione: La collina.
Si dice che Masters cogliesse ogni occasione per scrivere i suoi epitaffi e non manca la storiella della poesia composta sul conto del ristorante. Forse questa produzione così rapida fu meno approfondita nei temi e nella forma. È almeno questa la tesi di Cesare Pavese, uno dei primi lettori italiani del poeta americano: […] i confini tra canto e racconto non sono sempre facilmente tracciabili, e più di un'epigrafe appare come un affrettato appunto di romanziere, anziché il tormentato scavo lirico che è in realtà.
L'Antologia è un'assemblea che riunisce tutti i ceti e gli innumerevoli caratteri della piccola società costituitasi nei pressi del fiume Spoon. Dall'operaio al ricco borghese, dal barbone al medico, ognuno racconta la sua vita, ormai finita.
Alcuni versi dell'Antologia sono ormai entrati nel linguaggio corrente. Una filosofia proverbiale un po' docile:
Da giovane le mie ali erano forti e instancabili
ma non conoscevo le montagne.
Da vecchio conoscevo le montagne
ma le mie ali stanche non potevano tener dietro alla visione.
Il genio è saggezza e gioventù.
Ma altri passaggi sono più profondi e ricchi. È, la fine delle speranze, degli affetti e dei rancori. Abbandonati con l'esistenza terrena aspettative ed illusioni, ognuno si esprime con sincerità, senza sotterfugi né secondi fini.
La critica contro una società il cui la legge del profitto sta dominando il mondo lascia trasparire spesso un sentimento di nostalgia per un mondo agreste che sembra destinato a scomparire.Masters ha una profonda capacità di analisi per le azioni e lo spirito umano, il suo mestiere d'origine – era avvocato- non è forse estraneo a quest'abilità.
I personaggi raccontano se stessi, spesso svelano, con un ultimo messaggio, un segreto nascosto per tutta la vita. A volte dialogano con gli altri, si rispondono o danno una versione diversa dello stesso avvenimento. Sono storie spesso violente di soprusi e di sangue. C'è poi chi rifiuta l'epitaffio scritto sul marmo e si scaglia contro chi l'ha scritto.
È il caso di Cassius Hueffer
Sulla mia pietra hanno inciso le parole:
La sua vita fu generosa e gli elementi così commisti
che la natura potrebbe levarsi e dire al mondo intero:
questi fu un uomo.”
Coloro che mi conobbero sorridono
leggendo questa vuota retorica.
Il mio epitaffio doveva essere:
La vita non fu generosa con lui
e gli elementi così commisti
che fece guerra alla vita e ne fu ucciso.”
Da vivo ho dovuto soccombere alle malelingue,
ora che sono morto mi tocca sopportare un epitaffio
scolpito da uno sciocco.
Fernanda Pivano fu la prima a tradurre in italiano l'Antologia di Spoon river che Cesare Pavese le aveva fatto conoscere. Erano ancora gli anni del fascismo e per i giovani italiani queste poesie venivano davvero da un altro mondo.
Erano giovani, dice la Pivano sempre più insofferenti di un'alterazione di valori umani inutilmente travestiti di eroismo e mascherati di magniloquenza. Questi versi diventarono per loro una specie di sintesi di una civiltà che in quel momento rappresentava per molti di loro la possibilità di una vita “libera” almeno nel senso individuale; e offrirono l'esempio di un linguaggio limpido, di un contenuto chiaro e universalmente valido, di un tono e di un'impostazione moderni.
Nel 1971 Fabrizio De André pubblicò un album Non al denaro, non all'amore né al cielo nel quale, assieme a Giuseppe Bentivoglio, rivisitò nove tra le poesie di Edgard Lee Master. Il disco, che ebbe un certo successo, contribuì alla riscoperta del libro che, negli anni Settanta sarà una delle raccolte di poesie più lette in Italia.
 
Edgard Lee Masters: Antologia di Spoon River Rizzoli Traduzione di Alberto Rossatti

3 commenti:

  1. Mitico. Questo libro per me è stato mitico. Una rivelazione. Per non dire delle canzoni poi che ne trasse de andRe le canto ancora adesso. Mitico, mi fece scoprire poi Nche fernanda lucano, anch essa mitica. Insomma un caposaldo della letteratura. La più bella immagine " in un vortice di polvere gli altri vedeva siccita', a me ricordava la gonna di mare in un ballo di tanti anni fa..."

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  2. La gonna di Jane. Mi scuso dei tanti errori...iPad scrittura automatica e poi non rileggo...

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