La luna e i falo'

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti
Cesare Pavese 1949



mercoledì 21 settembre 2016

Eremo di San Bartolomeo in Legio

Non lontano dall'eremo di Santo Spirito è quello di San Bartolomeo in Legio. Si trova nello stesso vallone ma più in basso, a 600 metri di altezza, e più vicino al borgo di Roccamotrice. L'eremo è a mezzacosta, al riparo sotto un largo tetto roccioso. Vi si può arrivare scendendo dalla valle Giumentina: una bella veduta sul ricovero aggrappato alla parete di fronte. Un altro percorso lo collega a Roccamotrice. Risalendo la strada che si inerpica verso Passo Lanciano, si arriva al bivio che immette nel vallone di Santo Spirito. Poco lontano un sentiero scende verso il ciglio del vallone e in una trentina di minuti si arriva a San Bartolomeo.






Due gradinate si trovano al centro della balconata; una è la Scala Santa.
Sulla parete esterna della chiesetta sono i resti di due affreschi risalenti al XIII secolo: una Madonna con Bambino e un Cristo benedicente.
L'oratorio costudisce una piccola statua linea di San Bartolomeo, raffigurato con un coltello in mano e con la propria pelle a tracolla, simboli del martirio. Ogni anno, il 25 agosto, gli abitanti di Roccamotrice lo portano in processione fino al paese.
l'apertura che immette all'eremo



La Scala Santa
Anche l'origine di quest'eremo, molto più modesto di Santo Spirito, pare sia antecedente l'anno Mille ed anch'esso fu ricostruito ed ampliato nel XIII secolo da Pietro di Morrone che vi si ritirò con alcuni suoi compagni tra il 1274 e il 1276. Ma il sito era troppo vicino al paese e l'affluenza di pellegrini convinse Pietro a rifugiarsi a San Giovanni d'Orfento, sito più impervio e meno accessibile ai fedeli che “disturbavano” il raccoglimento spirituale dei monaci.
L'inrgesso dell'oratorio

L'interno dell'oratorio




2 commenti:

  1. Bellissimo il tuo reportage: sono davvero luoghi di rara suggestione.

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