La luna e i falo'

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti
Cesare Pavese 1949



domenica 20 novembre 2016

Città di Penne

A metà strada tra il mare e le montagne, tra l'Adriatico e il Gran Sasso, sui colli abruzzesi si scalda nel sole di agosto la piccola città di Penne. Per gli abruzzesi dell'Abruzzo Ulteriore, che vivono al di là della cresta dell'Appennino è la città che da il nome a tutta questa parte della regione: Quire ve da la Penna si sente dire per designare qualcuno che sembra avere modi costumi e un linguaggio esotici, come se venisse da un altro continente. Eppure in linea d'aria siamo vicinissimi.
È una regione meno aspra di quella al di là del Gran Sasso, la terra è più fertile e il clima più mite.
Attorno all'abitato qua e là, qualche trattore nella campagna coltivata dalle numerose case coloniche. La parte più recente di Penne è molto animata; sulla strada nazionale un traffico abbastanza intenso scorre attorno al borgo mentre nella villa comunale le panchine sono quasi tutte occupate. Basta però entrare nel centro più antico per trovare un ambiente calmo e tranquillo. Risalta il mattone rosso delle case e delle mura cittadine, peculiarità che è all'origine dell'appellativo di città del mattone appunto. Le bella disposizione di vie e piazzette ha permesso a Penne di entrare a far parte dell'ambita associazione dei “Borghi più belli d'Italia”. Le vie che salgono verso la sommità dei quattro colli su cui si distende l'abitato sono ombreggiate e fresche. Negli angoli più nascosti un tenue odore di stantio che scompare là dove il sole scalda di più. Qualche bel palazzo evoca cospicue ricchezze e un passato insigne. Sulla sommità di uno dei colli è il duomo con il suo largo campanile anch'esso in mattoni rossi. Tra le case si scorge il piacevole panorama di colline verdi e, più lontano, di montagne. Verso est, sullo sfondo, è la linea azzurra dell'Adriatico. Botteghe di altri tempi, un ciabattino, un barbiere, un vecchio negozio di ferramenta, resistono valorosamente alla moda dei centri commerciali e tengono aperte le loro porte ai clienti. Una corta successione di portici imita brevemente la disposizione di città più importanti. Sulla piazza i tavoli dei bar sono occupati da gente di ogni età mentre qualche bambino scorrazza in bicicletta inseguendo i piccioni.
















 

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