La luna e i falo'

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti
Cesare Pavese 1949



sabato 21 maggio 2011

Woody Guthrie: Questa terra è la mia terra (Bound for Glory)

Ecco la storia di un altro camminatore.  
Per essere esatti Woody Guthrie non disdegna né i treni merci né i camion che attraversano gli Stati Uniti da una costa all'altra. È spinto sulle strade del suo paese dalla neccessità più che da una scelta. Ma poi non rinuncerà a questa vita di vagabondo nemmeno quando ne avrà la possibilità. Perché per lui essere sulla strada vuol dire innanzitutto essere libero.  
Questa terra è la mia terra fu il titolo scelto dall'editore italiano (Savelli), riprendendo quello della canzone più celebre di Woody Guthrie, quando pubblicò la sua autobiografia. Il titolo originale era Bound for Glory.  
Il sottotitolo dell'edizione italiana precisa: Romanzo autobiografico di un intellettuale ribelle.  
Ma chissà se è giusto definire Woody Guthrie un intellettuale. Oppure sì, ma allora secondo l'idea di Gramsci, che trovava una parte intellettuale in ogni attività umana.  
La vita di Woody Guthrie non è mai tranquilla. Nella sua giovinezza le disgrazie si accumulano: la casa distrutta da un incendio, una sorella che muore bruciata da una stufa che esplode, la madre ricoverata in manicomio, il padre che finisce sul lastrico e poi muore anche lui ustionato. Quando si ritrova solo non gli resta che mettersi in cammino, innanzitutto alla ricerca di che vivere. Accetta ogni lavoro che gli è proposto, nei campi, nei frutteti, nei porti, in fabbrica. Ha sempre con sé la sua chitarra e con questa comincia a raccontare le storie della gente che incontra.  
Mi rincalzai il cappello e m'incamminai a ovest di Redding, per le foreste di sequoie. Mi feci tutta la costa, città per città, con la chitarra in spalla, e cantai nei ghetti di quarantadue stati[...]  
Diventa il poeta dell'America popolare. Racconta la vita e le speranze di chi è sballottato da una società in continua alternanza tra crisi e boom. La corsa all'ovest, luogo mitico dove tutti possono fare fortuna, è finita da un pezzo ma la ricerca di un posto dove vivere senza patire la fame spinge ancora in quel periodo migliaia di persone sulle strade.  
A l'est di Yuma c'è una piccola stazione dove il treno si ferma a fare acqua. […]  
Tutti i viaggiatori, vedendo che la notte era così bella, camminavano, correvano, stiracchiavano gambe e braccia, muovevano le spalle e facevano ginnastica per riattivare la circolazione del sangue. Le fiammelle dei fiammiferi accendevano le sigarette e illuminavano all'improvviso i volti bruciati dal sole e dal vento. Con i nostri cappelli flosci, berretti o semplicemente a capo scoperto, somigliavamo ai pionieri che, tanti anni prima,attraversando il deserto, avevano imparato a riconoscere l'odore e la presenza delle radici e delle foglie. Mi venne una gran voglia di fermarmi là per sempre.  
Tutto un popolo di vagabondi, scacciato o imprigionato dalla polizia. Viaggi su treni merci, ricerca perpetua di qualcosa con cui nutrirsi. E Woody Guthrie racconta questo mondo per averlo vissuto. Parla delle persone che incontra, amicizie di un momento forti come quelle di tutta un'esistenza. Descrive la violenza dei rapporti sociali; l'aiuto rifiutato nei quartieri ricchi e ottenuto da chi è solo un poco meno povero di colui che lo chiede. È però anche un militante politico. Analizza la società in cui vive e ne descrive i meccanismi. La sua visione teorica nasce dalla pratica di tutti i giorni. Critica i sindacati quando si compromettono con il padronato piuttosto che difendere i lavoratori. Non per caso finirà sulle liste nere del maccartismo.  
Ma per Woody Guthrie più importante di ogni cosa è la libertà. Così se la darà a gambe dal Rockefeller Center prima di firmare un contratto con una casa discografica e non entrerà nemmeno nella villa della ricca zia capace di assicurargli un avvenire nel benessere.  
In cima alla collina sentii il cancello di ferro che si chiudeva alle mie spalle; guardai i tetti, i campanili delle chiese, i comignoli delle case arroccate di Sonora e respirai l'odore della resina di pino. Un fiocco di nuvola mi passò sopra la testa e io mi sentii felice di essere ancora vivo.

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