La luna e i falo'

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti
Cesare Pavese 1949



sabato 5 luglio 2014

Paolo Rumiz: Morimondo


Morimondo è il titolo di un libro dello scrittore triestino Paolo Rumiz. Il racconto di un viaggio lungo il Po, in uno dei luoghi paradossalmente meno conosciuti d'Italia. Paradossalmente, perché tutti sanno che cos'è il Po, forse ne sanno la lunghezza e le regioni attraversate: le dense e popolose contrade del cuore economico del paese. Ma pochi conoscono l'universo che si nasconde dietro questo grande monosillabo. Gli uomini hanno da tempo voltato le spalle al più lungo fiume della penisola. Torino è l'unica città che sembra accoglierlo, ma anche qui il fiume è maltrattato. Lungo tutto il percorso, ferrovie, strade ed autostrade lo attraversano senza attardarsi, senza considerarlo nient'altro che un ostacolo, da superare velocemente. Il corso d'acqua è una discarica per detriti e veleni. Scopriamo nelle pagine del libro che non esiste nemmeno una carta dettagliata sui tratti navigabili e sulle secche e che il tragitto si farà spesso in una sorta di aqua incognita. Maltrattato, sfruttato e avvelenato, il Po sembra però resistere all'incuria e all'aggressione della civiltà moderna, resta uno spazio a parte, singolare e incantatore. Non proprio un'oasi faunistica né un parco naturale ma un universo più complesso e multiforme. Paolo Rumiz, giornalista scrittore e viaggiatore, ed i suoi compagni di viaggio, incontrano nel loro divagare personaggi singolari, a volte eccentrici ed anticonformisti quasi malgrado loro. C'è il traghettatore filosofo, figura di un altro tempo e che ricorda quello che salva il manzoniano Renzo Tramaglino al di là dell'Adda; c'è Aldo Manotti, autoproclamatosi Re del Po, che vive in simbiosi con il fiume e che, con tronchi e rami recuperati sulle rive, realizza sculture magiche e proteiformi. Ma ci sono anche i gli amici della brigata Folgore in tenuta paramilitare o i misteriosi pirati rumeni che navigano di notte a luci spente, di cui molti parlano ma che nessuno sembra aver visto.
Dalla mappa uscirono le memorie di mitologiche ostesse e lamenti funebri simili a quelli greci: odori, suoni, canti, voci, traffici, mestieri ed eventi che potevano essere del Volga, ma anche del Mississippi; mirabolanti registri di sconosciuti parroci, maestri e farmacisti di luoghi mai sentiti, testamenti di vecchi giramondo per i quali il fiume era stato l’unico amore duraturo
La spedizione di Rumiz e dei suoi compagni parte in canoa dalle rapide di Staffarda, là dove le acque del Pian del Re diventano finalmente percorribili, poi, quando il torrente si allarga e diventa fiume, abbandona le canoe per i più tradizionali barcé ed infine, per l'ultimo tratto, adotta il Gatto Chiorbone, un originale clipper con un albero pieghevole per passare sotto i ponti.
Il viaggio ha come unica certezza il punto d'arrivo: la foce del fiume. Il percorso, che sembra a prima vista obbligato, è invece una continua scoperta, una perenne invenzione. Lo spazio del fiume è uno spazio chiuso; gli argini nascondono alla vista anche i paesi più vicini, segnalati a volte solo dalla cima di un campanile che spunta dietro la riva. Gli abitanti del Po sono uomini e donne che vivono in un mondo a parte, seppur vicino a quello della terraferma; le regole e le abitudini, ma anche i valori, sembrano differenti. Per loro, e poi per Rumiz, il fiume diventa un personaggio vivente, il nome perde l'articolo, è semplicemente Po, qualcuno da ascoltare e con cui dialogare.
Ma perché questo titolo enigmatico? Morimondo è il nome di un'abbazia cistercense, situata tra Vigevano e Abbiategrasso, non lontano dal Ticino, ma non proprio luogo fluviale. È qui che Paolo Rumiz aveva visto una misteriosa donna vestita di nero. Una nera signora, incontrata altre volte nel corso dei suoi viaggi: in un bazar di Kabul, sulla strada per Vienna, tra le brughiere della Slovenia. Una donna che sembra accompagnarlo sulle strade del mondo, sempre pronta a ricordargli qual è il suo destino, il destino di tutti. Ed è questa stessa donna che risorge dai ricordi mentre si cerca un nome per battezzare un barcé: Poi mi venne il nome, Morimondo, e ricordai. Venne all’improvviso e non lo dissi a nessuno. La donna di Morimondo, che apparirà ancora sulla riva del fiume, diventa personaggio chiave, invisibile ed onnipresente, di questa moderna odissea.

2 commenti:

  1. Di Rumiz ho adorato, recentemente, Trans Europa Express!! Ce ne sono pochi di scrittori così abili, di affabulatori suscitatori di emozioni...il bel fiume Po l ho guardato bene a Sacca, in Emilia..mi ha profondamente emozionato...

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    1. E' possibile vedere il documentario che racconta questo viaggio:
      https://www.youtube.com/watch?v=wLzkcXPEhnM

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