La luna e i falo'

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti
Cesare Pavese 1949



sabato 24 dicembre 2011

Hermann Hesse: Le stagioni della vita

Magnifico è per i vecchi
il calore della stufa e il rosso di borgogna,
e infine una doce morte -
ma più tardi, non oggi!*
Le stagioni della vita è il titolo scelto per una piccola antologia di testi, spigolati tra i romanzi e i saggi di Hermann Hesse.
Riflessioni sul tempo che passa, dalle speranze della giovinezza al declino della vecchiaia, lungo il passaggio da un gradino all'altro dell'esistenza verso un autunno che appare troppo precoce.

Come ogni fior languisce e giovinezza
cede a vecchiaia, anche la vita in tutti
i gradi suoi fiorisce, insieme ad ogni
senno e virtù, né può durare eterna.*

E come, passando da un gradino all'altro, cambia per noi l'immagine del mondo così si modifica lo sguardo portato su un libro o uno scrittore. È il caso di Hermann Hesse. Spesso appiattito dai clichés, Hesse, malgrado la fama e i riconoscimenti, (o forse a causa di questi) è considerato grinzoso e impolverato. Filosofo per adolescenti o per adepti del new age.
Quello descritto è un mondo fuori dal tempo, nel quale è importante occuparsi dei fiori, i bambini ricevono in regalo una mela o una manciata di noci, nel quale la Storia arriva filtrata da un velo; irrompe a volte incomprensibile, e mette a soqquadro il presente.
È un atteggiamento di distacco dal reale che è stato rimproverato allo scrittore. Com'è possibile descrivere un universo di pace e di calma o di insignificanti discordie mentre la guerra infuria e gli uomini si massacrano.
Ma osservandolo meglio ci si accorge che quest'universo di tinte delicate può nascondere contrasti e rugosità. Dietro l'apparente armonia si fa luce la durezza nei rapporti umani, imbrigliati in modelli sociali immutabili, in ordini gerarchici che devono essere rispettati con stretta disciplina.
Anche se nei suoi scritti, soprattutto in quelli autobiografici, ciò trapela piuttosto che esporsi, ne emerge la realtà di un'infanzia che per lui non è stata sempre del tutto rosea. Destinato a studi teologici da una famiglia religiosa, ci vorrà una crisi, fino al tentato suicidio, prima di svincolarsi da una via tracciata da altri.
Troverà un senso alla vita nell'arte. E quest'ultima, che sia scrittura, pittura, musica, nella sua visione non deve essere solo distrazione o aspetto complementare nella vita dell'uomo. Ne deve essere il momento centrale. Attraverso essa, approfondendo la conoscenza di sé, può svilupparsi la coscienza dell'animo umano, la crescita della consapevolezza. L'arte non può sostituirsi alla politica ma quest'ultima da sola non è sufficiente, anzi, secondo Hesse è controproducente perché semplifica, tra il nero e il bianco, tutte le sfumature. Aderire ad un'ideologia significa per l'artista rinunciare alla propria libertà.
Per questo la posizione di Hesse, soprattutto nei momenti storici essenziali del ventesimo secolo, ha spesso suscitato perplessità. Durante la prima guerra mondiale rigetta il nazionalismo della Germania ma nello stesso tempo si presenta come volontario (non è accettato) nell'esercito. Assume posizioni pacifiste ma non si associa al movimento contro la guerra.
Ma Hesse non chiude gli occhi davanti alla catastrofe; al contrario, ne è coinvolto profondamente, sente la necessità di rimettersi in discussione:
venne per me la perdita della libertà e dell'indipendenza, venne la grande crisi morale prodotta dalla guerra, che mi costrinse a dare nuovi fondamenti a tutto il mio pensiero.*
Durante il periodo nazista aiuta e ospita i suoi compatrioti, tra i quali Thomas Mann, profughi in Svizzera. Eppure, nel secondo dopoguerra, fu considerato con sospetto dagli occupanti americani perché le sue opere non erano state censurate dai nazisti. In definitiva però l'immagine di uno scrittore indifferente alla società che lo circonda non è giusta. Perché nella sua concezione, se l'arte non può cambiare la società, essa può cambiare l'uomo.
I suoi interventi pubblici contro la guerra, contro il totalitarismo ma anche contro l'ideologia capitalista americana che secondo lui sarà la causa di un nuovo declino culturale e morale dell'Europa mostrano il suo coinvolgimento al fatto politico.
Hermann Hesse cercherà nelle filosofie orientali, nel taoismo e nel buddhismo, gli elementi per ordinare il suo pensiero. Demian, il Lupo della steppa, Narciso e Boccadoro, Siddhartha, nei personaggi dello scrittore è sempre centrale la dualità tra vita materiale e elevazione spirituale. Tema centrale anche nel Gioco delle perle di vetro, forse il romanzo chiave e che senza dubbio fu fondamentale per l'attribuzione del premio Nobel nel 1946.
Il pellegrinaggio in oriente, romanzo breve pubblicato nel 1932 è forse il modello più riuscito nel sintetizzare la poetica dello scrittore. È il racconto di un viaggio in cui i pellegrini attraversano lo spazio, tra la Svevia e l'oriente ma anche il tempo, dal medioevo al mondo moderno. Il narratore, H.H. ha come compagni di viaggio Mozart e Alberto Magno, Don Chisciotte e Paul Klee... È un divagare che in realtà non ha come meta i paesi dell'oriente ma appunto la trasformazione interiore del pellegrino, perdutosi senza saperlo e di nuovo alla ricerca di una meta che sembra poter essere raggiunta solo dopo essersi spogliati dall'ambizione della meta stessa. Racconto che è metafora dell'esistenza umana.
Ed ecco dunque che Le stagioni della vita raccoglie ed evidenzia, un po' come controcanto nella vita reale, questo viaggio di Hermann Hesse tra gli uomini e le cose del suo tempo. Annotazioni, racconti e versi che riuniti servono da commento alla sua opera e alle sue scelte di vita.

È facile esser giovane e agire bene,
e tenersi lontano da ogni meschinità;
ma sorridere, quando già rallenta il battito del cuore,
questo va appreso.*

*Hermann Hesse Le stagioni della vita a cura di VolkerMichels Ed.Mondadori 1988

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