La luna e i falo'

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti
Cesare Pavese 1949



giovedì 13 ottobre 2022

Sui monti del Beaujolais

Alla scoperta delle montagne del Beaujolais.

Dire montagne è forse eccessivo, il “tetto” della regione del Rodano è il monte Saint Rigaud, una alta collina boscosa che culmina a 1005 metri.

Ma prima di affrontare questa impresa ci dirigiamo verso il monte Brouilly che, dall’alto dei suoi 485 metri domina la valle della Saona.
Il nome deriverebbe da quello di un generale romano dell’esercito di Cesare, un certo Brulius, stabilitosi su queste terre.
Per la sua posizione, isolato al centro della pianura, ben visibile da lontano, il monte Brouilly è considerato il simbolo del Beaujolais. È circondato dalle vigne, coltivate qui già in epoca romana.
Due denominazioni specifiche, dalle caratteristiche differenti, hanno preso il nome da questa collina: Côtes de Brouilly, prodotta dalle uve coltivate sulle pendici meridionali del monte e Brouilly, dalle vigne situate nella pianura sottostante.

Partendo dal paesino di Saint Lager, ci incamminiamo per stradine e sentieri che, abbastanza rapidamente, dopo aver attraversato il boschetto che ne copre la parte più elevata, ci conducono sulla cresta della collina. Una cappella – non molto bella - occupa la “cima” del monte. Costruita nella seconda metà del XIX secolo, Notre Dame aux raisins (Nostra signora dell’uva) è là per proteggere i vigneti dalle malattie e dalla grandine. Ogni anno un pellegrinaggio invoca la protezione della Madonna.

Ancora più sorprendente è uno strano monumento in legno alto più di quattro metri che rappresenta un ciclista mentre solleva la sua bicicletta in segno di vittoria. È l’opera di uno scultore locale che ha voluto rendere omaggio ai corridori che affrontano questa salita. Il monte è spesso incluso nella corsa a tappe “Parigi Nizza”.

Il panorama si apre sulla pianura e sui paesi circostanti. In lontananza, tra la foschia, si scorge il Monte Bianco.

Più nascosto è il monte Saint Rigaud. Ci allontaniamo dalla Saona dirigendoci verso ovest. Il percorso è molto bello, ricorda a tratti le Langhe piemontesi. A poco a poco i vigneti si fanno più rari, sostituiti da pascoli e boschi.
Arriviamo al passo di Crié, a circa 600 metri di quota. Qui è un centro di accoglienza per i turisti: una Maison de la randonnée (Casa dell’escursione) che vende prodotti regionali: formaggi caprini, miele, vino.

La via verso il monte si inoltra tra i boschi. A tratti è asfaltata (con un giro un po’ più ampio è possibile arrivare con l’auto quasi fino in cima) a tratti si trasforma in un sentiero ben più ripido.
Camminiamo tra abeti e pini Duglas, ogni tanto il panorama si apre sulle valli sottostanti. In basso si scorge il paese di Monsols.
Sulla vetta del monte Saint Rigaud è stata costruita una torre panoramica in legno che permette di osservare il panorama circostante.

A pochi metri dalla vetta una fontana di acqua “miracolosa” è circondata da croci in legno, ex voto di fedeli curati dalle proprietà di questa sorgente.
La leggenda parla di un monaco eremita, morto su questa montagna. L’acqua sarebbe diventata miracolosa attraversando il suo corpo sepolto quassù. Essa è conosciuta per la sua capacità di guarire l’infertilità delle donne, l’epilessia, la cecità e i reumatismi.

Scendendo dal monte, prima del paese di Monsols, incontriamo il viadotto ferroviario, ormai in disuso, della linea che collegava Villefranche sur Saône a Cluny. Attualmente è stato integrato nel percorso escursionistico attorno al monte Saint Rigaud.

Tornati al passo di Crié compriamo due ottimi tomini di latte caprino, ben stagionati e saporiti.

 

venerdì 7 ottobre 2022

Beaujolais, chiese romaniche

 

Risalendo ad ovest verso le colline che affiancano la valle della Saona il Beaujolais diventa “Verde”. I vigneti lasciano il posto ad ampi prati sui quali mandrie di mucche, mai molto numerose, a volte qualche piccolo gregge, pascolano tranquillamente.
I boschi si fanno più frequenti e, sparsi qua e là, i casolari di campagna punteggiano il paesaggio. Attraversiamo dei paesini addormentati, i negozi sono rari e raramente si incontrano pedoni.
Qualche turista passeggia tra le vie altrimenti deserte.

Seguiamo un percorso che ci porta a scoprire le piccole chiese romaniche, numerose da queste parti.
Alcune sono al centro di minuscoli centri abitati che sembrano aggrapparsi attorno ad esse, altre sono più in disparte, un po’ isolate in mezzo ai prati.
Antichissime, semplici ed essenziali, a volte non più grandi di un'umile cappella, le chiese hanno un fascino particolare. Le belle pietre dorate si scaldano al sole e quel calore contrasta con il fresco dell’interno.
Un silenzio austero come l’arredo del luogo. Nella penombre, solo qualche candela accesa è là come un segno di vita. I campanili sono massicci come torrioni, coperti però da un tetto spiovente e spesso decorato da simboli arcaici.
Il nostro viaggio ci porta da Vauxrenard, dove la chiesa è al centro del paesino ad Avenas dove il tempio è un po’ in disparte, tra il borgo e la strada che scende lungo le pendici della collina.
Dopo qualche chilometro eccoci a Ouroux. La chiesa è più grande e, sul campanile, spicca un’emblematica stella di Davide disegnata con tegole dorate.
Il significato di questo simbolo su una chiesa cristiana è tuttora un mistero. Il campanile risale al XII secolo ed è certamente la parte più antica dell’edificio.

A Saint Mamert la chiesa di Sainte Marie Madeleine è molto bella e situata in una suggestiva posizione panoramica. La parte più antica fu costruita tra il 1095 e il 1105. In passato Saint Mamert era un priorato dipendente dal non lontano monastero benedettino di Cluny.
Sul versante opposto della piccola valle, si erge un’altra chiesa romanica: Saint Jean des Arrêts.
Siamo quasi al confine tra la regione del Rodano e quella della Borgogna. Sembra che il nome sia una deformazione di “Laret” vocabolo che indicava una piccola collina.
Qui vicino passa una delle vie che conducono a Santiago di Compostella. La chiesa di Saint Jean des Arrêts è al centro del paesino omonimo.
Diventata troppo piccola per accogliere gli abitanti, fu ingrandita nel 1826 con la costruzione delle due navate laterali.
Risalendo ancora verso nord, arriviamo a Trades.
Qui la chiesa è stata ricostruita verso il 1850. Sempre in stile romanico, l’aspetto è semplice e armonico anche se (forse perché ne conosciamo la storia) suona un po’ falso. Trades è il paese più settentrionale della regione, anch’esso fu una dipendenza cluniacense.
Il nostro “tour” si conclude a Saint Christophe la montagne. È l’ultima chiesetta visitata. La parte più antica risale al X secolo. È situata in una bella posizione ma non altrettanto bella è la facciata. Nel 1830 la chiesa, degradata, fu restaurata e due navate furono aggiunte alla pianta originale.
L’abside, la parte più antica dell’edificio, domina il paese sottostante a cui, stranamente, la chiesa sembra dare le spalle.